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INCONTRATI PER VOI – intervista a Cavallini e Massa

Siamo arrivati all'ultimo appuntamento di questa rubrica che ci ha portato qua e la nel mondo della pallanuoto. Vorremmo ringraziare tutti coloro che hanno aderito all'iniziativa, a chi ha voluto condividere con noi il loro pensiero e anche chi non è stato possibile avere con noi.

Alessandro Cavallini e Enzo Massa, nord e sud, due tecnici e due modi di vedere la pallanuoto,  due scuole diverse che portano ad un unico obbiettivo: la formazione di giovani campioni.

Molti tecnici trascorrono la loro carriera allenando le giovanili. Si potrebbe dire che l’allenatore di questa categoria di pallanuotisti è una vera e propria figura professionale?

CAVALLINI Certamente il ruolo di un allenatore di Settori giovanili deve essere ben diverso da quello di un tecnico di una prima Squadra. E anche le metodologie di intervento devono essere ben più specifiche prendendo in considerazione aspetti affettivi, funzionali e tecnici che durante le varie tappe delle crescita e dello sviluppo sono sempre in via di definizione. Ricordo il primissimo anno in cui cominciai, ancora giocatore, ad allenare i ragazzini a cui proponevo allenamenti sulla falsa riga di quelli a cui io stesso mi sottoponevo in A1!!! Ben presto, acquisendo competenze e conoscenze ed esperienza capii che quella strada non mi avrebbe portato da nessuna parte. Molti allenatori dedicano la loro carriera esclusivamente al lavoro con i giovani: è un percorso impegnativo, per molti aspetti ben più complesso e articolato, seppur non sottoposto alle stesse pressioni rispetto a quello di un tecnico di prima squadra. Purtroppo accade spesso che le società non possano permettersi professionisti a tempo pieno per questa fascia di età. E' davvero un peccato perchè il futuro dello sport in generale è nelle mani dei giovani e di chi si occupa di loro sia come persone che come atleti o come futuri campioni.

MASSA Non è il mio caso. Ho iniziato ad allenare direttamente in serie A/2 con la Rari Nantes Napoli. Ritengo che purtroppo l'allenatore del settore giovanile non sia una figura professionale, per parecchi anni in passato le società non hanno programmato e investito in questo ambito, bisognerebbe ingaggiare allenatori qualificati e ovviamente pagarli. Per quanto mi riguarda il nostro programma sta dando buoni frutti: sono tre anni che raggiungiamo il podio e sono molto soddisfatto nel vedere 6/13 della prima squadra formata da giocatori del settore giovanile under 17 e 20 che si stanno comportando molto bene e qualcuno è stato anche convocato per la Nazionale maggiore.

La scorsa stagione la Federazione aveva deciso di fermare le categorie con motivazioni condivise da tutti, poi non se ne è fatto più nulla. Come avrebbe potuto questo cambiamento migliorare i settori giovanili?

CAVALLINI Sinceramente non ho ancora capito cosa sia successo. Infatti era stata presa una decisione condivisa da tutti e molte società si erano mosse programmando in anticipo la stagione successiva. Certamente avremmo avuto la possibilità di conformarci nell'attività giovanile internazionale e su alcune fasce di età avremmo potuto recuperare un po’ di lavoro dando loro l’opportunità, vedi i 96/97/98, si sostare tra gli u18 un anno in piu'. Certamente se un U18 è già forte non avrà molto bisogno di "sostare" ulteriormente nelle giovanili, ma per moltissimi altri, anche di interesse nazionale sarebbe stata una buona occasione per fare ulteriore esperienza e diventare grande senza troppa fretta. E' giusto pensare infatti che se un ragazzo a 18 anni è bravo debba giocare in prima squadra ma per tutti gli altri fare in modo che il loro cammino nelle giovanili finisca troppo presto lo trovo un po’ avventato, soprattutto se poi questi non trovano spazio tra i Senior o addirittura le loro società di appartenenza decidono di non fare la squadra U20. Di sicuro da questo passo indietro avranno tratto giovamento le squadre e le società che hanno tra le loro fila molti 95 bravi: la CC. Napoli per esempio ha un bellissimo gruppo di quell'età e sarei contento di passare di mano il Titolo U20 ai miei amici di Napoli

MASSA Penso che la formula attuale sia la migliore. Il problema è il ridotto numero di partite equilibrate disputate prima di arrivare alle fasi finali.

Nelle categorie giovanili le doti fisiche di un giocatore spesso fanno la differenza. Secondo voi le nuove regole introdotte quest'anno potranno consentire ai giocatori con doti tattiche e tecniche di essere "tutelati" e quindi altrettanto determinanti?

CAVALLINI Io sinceramente credo che cambierà poco. Dai primi riscontri avuti guardando le partite di tutti i livelli, dagli U17 alla Chempions l'unica vera novità mi sembra solo quella riguardante l'interferenza nella metà campo avversaria. Sulla carta c'è una maggior ricerca del gioco pulito sul centro e sul perimetro ed in effetti è auspicabile che i ragazzi in generale acquisiscano maggior tecnica per anticipare in difesa l'avversario e prendere posizione in attacco senza quelle lotte, a volte anche scomposte, alle quali purtroppo ci siamo abituati. La pallanuoto comunque rimane uno sport che richiede abilità non comuni associate tutte insieme: acquaticità, velocità, forza, resistenza, visione di gioco, anticipazione e molto altro fanno del nostro sport uno spettacolo non comune. Nulla è stato stravolto e pochissimo cambierà.

MASSA In passato abbiamo avuto esempi di giocatori, dotati fisicamente, che a livello giovanile facevano bella figura e poi si perdevano quando passavano alla categoria superiore. Con queste nuove regole, sicuramente avremo più qualità e meno contatto e naturalmente i giocatori più dotati tecnicamente saranno anch’essi determinanti. 

Dai sogni all’obbiettivo: come il tecnico individua, gestisce e realizza il passaggio dal primo approccio all’impegno dell’agonismo tra successi e fallimenti?

CAVALLINI Un bimbo inizia a fare sport per stare con gli amici, per la tutela della propria salute, per divertirsi o per seguire le tradizioni di famiglia. Con i primi impegni agonistici arrivano le primissime gratificazioni ma spesso anche le prime delusioni legate alle prime sconfitte di squadra o anche a quelle personali. Difficile restare in equilibrio tra aspettative del ragazzo e quelle, a volte ben più pressanti, delle famiglie, tra l'esaltazione di un momento e la delusione di un fallimento inaspettato. Il ruolo del tecnico, soprattutto di giovanili, è quello di allenare e far lavorare tutti allo stesso modo, ma è inevitabile che prima o poi i valori tra i ragazzi cambino e per alcuni la strada si faccia un po’ più in discesa, mentre per altri sia più in salita. Sarebbe opportuno spiegare sempre le motivazioni delle decisioni prese da parte del tecnico, farsi capire su ciò che è da migliorare da parte del ragazzo e come poter recuperare rispetto ai compagni più bravi. Nella mia esperienza personale posso affermare che quasi mai è capitato che i ragazzi non condividessero o comprendessero le scelte da me fatte. Più difficile invece può essere la gestione di talune famiglie che con il loro atteggiamento conservativo e protettivo nei confronti del figlio possono, anzichè aiutare le parti chiamate in causa, accentuare il senso di frustrazione nel giovane legato all'insuccesso magari anche momentaneo.

MASSA Alla Canottieri Napoli prendiamo in considerazione tutti, allenandoci tutti insieme facendoli innamorare di questo sport per fare gruppo e poi man mano cominciamo a selezionare, ma tenendoli sempre sotto osservazione. La pallanuoto ci insegna che anche durante la crescita i giovani cambiano tanto, il settore giovanile è un aspetto molto importante per una società e dobbiamo stare molto attenti. Innanzitutto dobbiamo essere degli educatori, sono fondamentali le regole comportamentali ed il rispetto degli avversari: anche dopo una sconfitta il sottoscritto si complimenta sempre con l'allenatore avversario e di conseguenza i miei ragazzi con i giocatori. Deve venire sempre prima l’aspetto comportamentale e poi la competizione.

Calo demografico, concorrenza nell'offerta di altre attività sportive e nuovi passatempi hanno diminuito il numero di giovanissimi che iniziano a giocare a pallanuoto? Può bastare come analisi e ritenere questo uno dei principali problemi di questo sport? 

CAVALLINI Vorrei precisare che secondo me la pallanuoto giovanile italiana non è in crisi, almeno dal punto di vista dei risultati. Le nostre rappresentative sono campioni del mondo under 20 e under 18 oltre che essersi laureati campioni d'Europa under 18 due anni fa. Dal punto di vista dei numeri magari il discorso può essere effettivamente più complesso. La pallanuoto è sicuramente uno sport bellissimo ma faticoso che richiede tanto impegno e molti sacrifici spessissimo non ripagati né in termini di gratificazioni economiche né in termini di gratificazioni sportive. Quelli da te appena citati sono sicuramente buoni motivi o per meglio dire cause importanti di problemi legati allo sviluppo giovanile del nostro sport. Io però ricercherai motivazioni di tipo anche sociale che rivestono, in maniera più ampia, pure l'ambito di altri sport. In generale trovo che ci sia minor propensione da parte dei ragazzi ad applicarsi totalmente ed in maniera piena in qualcosa. Spesso davanti ad un problema questo viene spostato o attribuito ad altri o addirittura scavalcato. Così può venir meno lo spirito di sacrificio, l'unità di intenti tra componenti di uno stesso gruppo, la voglia di reagire davanti alle delusioni ma anche quella di emergere a tutti i costi che, in un certo senso, contraddistinguevano in maniera più marcata le generazioni passate. Insomma è un po' venuta meno, senza voler generalizzare, la capacità da parte dei ragazzi di emozionarsi ed appassionarsi e probabilmente anche da parte dei docenti, degli allenatori, degli educatori e dei genitori di emozionare ed appassionare. Inoltre importanti potrebbero essere, anzi di sicuro lo sono, le analisi riguardanti i costi che la pallanuoto ha per le famiglie (e per le società) che in tempo di crisi magari preferiscono iscrivere i loro figli a discipline che richiedono quote partecipative meno onerose. Credo che questo problema, insieme a quelli inizialmente enunciati rappresenti un serio ostacolo allo sviluppo della pallanuoto giovanile, magari non i regioni dove la pallanuoto ha radici solide ma di sicuro in quelle dove andrebbe fatta conoscere maggiormente. La pallanuoto estiva, oltre agli ormai di moda Campus Estivi sparsi per tutta la penisola e la pallanuoto giocata anche in mare, almeno dove possibile, potrebbero reclutare nuovi giovani che durante l'inverno praticano altri sport e tentare di fidelizzarli per il futuro e consentirebbe alle società di tirare un po' il fiato sulle utenze dei loro costosissimi impianti.

MASSA La concorrenza di altre discipline sportive c’e sempre stata. E non solo, c’è oggi una tendenza a caricare i ragazzi di numerosi impegni, non solo sportivi. Se a questo aggiungiamo che la pallanuoto è uno sport molto faticoso e di grande sacrificio, può anche succedere che nella scelta dello sport da praticare vincano gli sport meno impegnativi. 

 

 

Posted in: Pallanuoto
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